Che strani i sospetti contro l’élite montiana e il bene che può fare al paese
L’arrivo in politica di Monti e della sua Scelta civica ha provocato uno strano fenomeno di sospetti e di timori proprio da parte di quelle élite della società che si mirava a mobilitare per dare una svolta alla politica tradizionale del nostro paese, ed avviare una stagione di riforme per il rilancio economico ma anche culturale e sociale. Ha iniziato Galli della Loggia bollando come “notabili” pronti a dare una qualche copertura ai partiti tradizionali alcuni personaggi, tra i quali chi scrive, disposti a entrare nella competizione elettorale. di Ernesto Auci Leggi L’ultimo azzardo del Cav. si chiama accordo con Bersani di Salvatore Merlo
10 AGO 20

Al direttore - L’arrivo in politica di Monti e della sua Scelta civica ha provocato uno strano fenomeno di sospetti e di timori proprio da parte di quelle élite della società che si mirava a mobilitare per dare una svolta alla politica tradizionale del nostro paese, ed avviare una stagione di riforme per il rilancio economico ma anche culturale e sociale. Ha iniziato Galli della Loggia bollando come “notabili” pronti a dare una qualche copertura ai partiti tradizionali alcuni personaggi, tra i quali chi scrive, disposti a entrare nella competizione elettorale. Poi molti giornalisti e intellettuali hanno mostrato disinteresse, forse per pigrizia essendo abituati a trattare la solita minestra politica, oppure si sono esercitati in critiche e distinguo spesso schizzinosi e talvolta spocchiosi.
Due temi mi sembrano fondamentali: il senso di quello che Ferrara definisce una democrazia a trazione elitaria, e, scendendo sul terreno concreto della presente situazione italiana, chiarire quale potrebbe essere il valore aggiunto che Monti potrebbe portare in modo da poter tornare a livelli di crescita ragionevoli.
Due temi mi sembrano fondamentali: il senso di quello che Ferrara definisce una democrazia a trazione elitaria, e, scendendo sul terreno concreto della presente situazione italiana, chiarire quale potrebbe essere il valore aggiunto che Monti potrebbe portare in modo da poter tornare a livelli di crescita ragionevoli.
Sul primo punto credo che la questione fondamentale non sia tanto quella della “competenza”, ma quello della credibilità della classe dirigente. La democrazia deve poter contare su classi dirigenti capaci di suscitare fiducia nelle persone a cui si chiede una delega politica (ma nella finanza è la stessa cosa). Purtroppo la nostra classe politica è largamente screditata perché non solo non è riuscita a mantenere le promesse fatte, ma soprattutto perché ha dato ampia dimostrazione a destra di trattare la cosa pubblica come affare privato e a sinistra di essere succube di vecchie ideologie incapaci di fornire ricette valide per i problemi attuali. Ha ragione Franco Debenedetti quando sostiene che oggi questo paese avrebbe bisogno di un orizzonte politico di speranze possibili e che questo può venire non tanto dalla tecnica, ma dalla passione politica, e da profondi e radicati profili culturali. Ma per quale ragione questa visione e questa passione deve essere appannaggio esclusivo della vecchia suddivisione politica tra destra e sinistra? Debenedetti ha fatto una lunga esperienza di entrismo nella sinistra e mi sembra con risultati non positivi. Su questo, quindi, andrebbe fatta una analisi più approfondita da cui scaturirebbe con ogni probabilità una diversa considerazione sulla necessità di un soggetto politico nuovo chiaramente riformista, e tendente a superare le vecchie classificazioni di destra e sinistra, o meglio a dare una spinta per rinnovarle radicalmente.
Mario Monti sta offrendo agli italiani una possibile alternativa alla vecchia politica che ha portato al completo sfascio del settore pubblico, inutilmente costoso ed oppressivo e che rappresenta la vera palla al piede di questo paese che, non dimentichiamolo,non cresce da quasi 15 anni. Si tratta di un vero e proprio progetto politico che ha bisogno del consenso e di alcuni anni per poter essere portato a compimento. Se il primo problema è quello della crescita non sono possibili scorciatoie che passano attraverso la distribuzione di risorse che non ci sono, ma occorre rimettere in moto la macchina produttiva con tagli nel settore pubblico (specie nella finanza locale e nelle società controllate) che consentirebbero minori tasse, e con una riorganizzazione dei servizi fondamentali a cominciare dalla Giustizia. Il prestigio di cui gode Monti potrà dare credibilità al progetto e quindi rovesciare in tempi brevi le aspettative degli investitori e degli industriali sul nostro futuro, stimolando, da subito, un flusso di investimenti nei nostri confronti. L’Italia non è certo un paese ad alta reputazione. Ma i cittadini hanno la possibilità alle prossime elezioni di inviare al mondo un messaggio forte e chiaro. Appoggiare Monti vuol dire che c’è la consapevolezza che si vuol porre fine all’anomalia italiana e che siamo pronti ad accettare la sfida della globalizzazione, anche perché siamo sicuri di poterla vincere.
di Ernesto Auci
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